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25 feb 2015

Oneri e onori


Ci ho pensato un po' su prima di dare un titolo a questo post e alla fine ho trovato perfetto intitolarlo come uno dei capitoli del mio libro, dove ho provato a sviscerare, attraverso la figura di Marcus e di Lantis, un concetto chiave per un sovrano: non c'è onore senza onere.
Anch'io, a modo mio, ho un regno: le mie storie, il mio libro, ciò che scrivo. I miei "sudditi" sono i miei lettori e non posso e non devo pretendere onori senza prima ricambiarli con gli oneri che ho verso tutti loro. 
Ho ripreso proprio per questo la correzione della parte seconda. 
Il lettore va rispettato con edizioni corrette, con progetti validi e concreti e mai, mai, abbandonato. 

17 feb 2015

Buon mesiversario!

Oggi è giusto un mese che “Il dono dell’Imperatore” è in vendita su Amazon. 



Come un figlio l’ho visto nascere e poi crescere, seguito e accudito dal suo mentore, il mio primo lettore. L’ha preso per mano e, passo dopo passo, insieme lo abbiamo aiutato a crescere e a diventare quello che è oggi: un romanzo, uno dei tanti, perso tra centinaia di titoli, ma comunque un romanzo. 



Era sabato 17 gennaio quando ho finito le ultime correzioni. La copertina era pronta, l’impaginazione anche, era stato letto e riletto fino allo sfinimento, non mancava che il click che l’avrebbe reso pubblico. 



Ho esitato, ero insicura, avevo paura e provavo anche un po’ di vergogna, di cosa non lo so. Poi ho chiuso gli occhi ed ho cliccato: era arrivato il momento per il pargolo di abbandonare il nido materno e di confrontarsi con il mondo. Un mondo difficile fatto d’invidia, d’ipocrisia e di promesse mai mantenute. Dove è più facile farsi nemici che amici, dove non ricevi mai nulla se prima non dai qualcosa. 

Fortunatamente però non è mai tutto bianco e tutto nero. 

Tra tutti voglio ringraziare due lettori cui conosco solo il nickname e le belle parole che hanno speso per il mio romanzo.

11 feb 2015

Alla scoperta! #3 Un'avventura fantasy

Tolkien's desk

Definire un libro fantasy non è facile.

Limitarsi a descriverlo come una storia di fantasia non è sufficiente.



Che cosa rende allora un romanzo un “fantasy”?



Secondo wikipedia, il fantasy è un genere letterario i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale, l'immaginazione, l'allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale.

Per me “fantasy” significa libertà, piena, completa, di creare e plasmare qualcosa che è unicamente frutto della fantasia di una persona.



Ecco di nuovo questa parola: fantasia.

Chi meglio incarna il concetto di fantasia se non Tolkien? Non è certamente l’inventore di un genere, erroneamente pensiamo che il fantasy sia del XX secolo e un genere “moderno”, ma non è così, il fantasy affonda le sue radici nell'antichità, nei miti, nelle leggende e nel folklore di antichi popoli. Tutte le ere del nostro mondo hanno conosciuto il fantasy, la stessa cosmogonia egizia è un racconto fantasy, ma oggi giorno molti ritengono fantasy solo ciò che ruota intorno a Tolkien.

9 feb 2015

Alla scoperta! #2 I protagonisti

Quando scelgo un libro, oltre alla sinossi e all'ambientazione, guardo sempre a com'è narrata la storia. Ognuno ha i propri gusti, personalmente non amo la narrazione in prima persona e le storie incentrate su un unico personaggio o con il classico schema "protagonista vs antagonista". 

In “Il dono dell’Imperatore” il narratore è esterno alla vicenda, ma descrive luoghi, sensazioni e situazioni a secondo del punto di vista del personaggio che in quel momento segue.



In questo estratto, la storia è narrata dal punto di vista di Aleksandra: 



"...Quando si misero in viaggio, il cielo sembrava andare in frantumi a causa dei fulmini. Pioveva a dirotto, poi nevicava, poi pioveva di nuovo. Il vento era costante e fastidioso, era seccante averlo contro. I cappucci stentavano a rimanere su e la vaporosa chioma di Evelyn, non accuratamente legata come invece sarebbe convenuto, infastidiva la ragazza che puntualmente era costretta a lasciare le redini per liberare la vista. La sua vanità, se avesse mai combattuto in battaglia, l’avrebbe uccisa, Aleksandra ne era sicura. Avrebbe voluto duellare con lei e saggiare le sue reali abilità, verificare se davvero era capace di tenere in mano quella spada dalla splendida elsa incastonata di gemme o se quello era l’ennesimo vezzo inutile di una ragazza viziata. Non poteva fare a meno di guardarla, di osservare il suo modo di muoversi e di parlare da gran dama del castello. Stentava a credere che dietro ai boccoli e ai gingilli ci fosse una donna dei Loeth. Aveva di riferimento Brunilde, ed Evelyn si discostava di molto da lei..."


A cavallo

In “Il dono dell’Imperatore” sono i personaggi, i protagonisti a fare la storia, non è la storia che ruota intorno a loro. Come ho scritto nella sinossi, sono come anelli di una stessa catena, sono le loro scelte e il loro modo di agire che aiuterà la storia a delinearsi e a prendere forma.

2 feb 2015

Alla scoperta! #1 Le Terre di Bor


In "La lince del vespro", prima parte della saga, le vicende si svolgono nelle Terre di Bor.

Eccovi un piccolo estratto:



"...Le Terre di Bor erano terre brulle, fredde, dove pioveva tutto l’anno, d’inverno come d’estate. Solo la costa e il sud del regno conoscevano la bella stagione. La famiglia dei Loeth era sovrana ma non possedeva immense ricchezze, le Terre di Bor non erano fertili e, a eccezione di qualche pianura del sud, erano terre montuose e selvagge che hanno dato i natali a grandi fabbri, ad abili armaioli e insuperabili carpentieri. Quella era l’unica ricchezza di Bor: i suoi artigiani.
Il regno di Marcus era modesto, soprattutto a causa della grande differenza che permaneva tra il nord e il sud. La pioggia e la nebbia, presenti nel nord quasi tutti i giorni dell’anno, intristivano e debilitavano la popolazione che non prosperava, si nutriva male e poco, e soffriva le angherie del freddo che d’inverno si faceva feroce e implacabile. La neve e il freddo annichilivano tutto, le montagne divenivano inaccessibili e impenetrabili, le alte cime dei Monti Nebbiosi e della Catena, impraticabili. A sud e lungo la costa, il clima era invece più dolce, i villaggi più ricchi per il florido commercio e le persone più laboriose.
Anche se il popolo era orgoglioso del proprio sovrano e lo stimava, il reame di Marcus era un regno triste, di persone insoddisfatte. In passato in molti avevano lasciato quelle terre per andare al di là del mare dove c’erano colture esotiche, il sole e le belle giornate. Quel periodo della storia del regno era stato chiamato Esodo. Fu Marcus a porvi fine stabilendo leggi specifiche che regolassero l’espatrio. Una di queste imponeva a chiunque volesse lasciare il regno di farlo attraverso uno dei suoi porti principali e solo dopo aver presentato all’ufficiale del porto un permesso con il sigillo reale. Marcus li aveva concessi solo per motivi di commercio, mai per motivi personali, ma non erano mancati i tentativi di fuga di persone che s’imbarcavano come clandestini. Chi aveva tenuto un clandestino a bordo, anche se ignaro della sua presenza, era stato severamente punito, e ora nessuno più osava violare la legge..."



Uno dei primi commenti al romanzo è stato "Mamma mia, ma piove sempre e fa freddo, che postaccio!".