Pagine

11 feb 2015

Alla scoperta! #3 Un'avventura fantasy

Tolkien's desk

Definire un libro fantasy non è facile.

Limitarsi a descriverlo come una storia di fantasia non è sufficiente.



Che cosa rende allora un romanzo un “fantasy”?



Secondo wikipedia, il fantasy è un genere letterario i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale, l'immaginazione, l'allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale.

Per me “fantasy” significa libertà, piena, completa, di creare e plasmare qualcosa che è unicamente frutto della fantasia di una persona.



Ecco di nuovo questa parola: fantasia.

Chi meglio incarna il concetto di fantasia se non Tolkien? Non è certamente l’inventore di un genere, erroneamente pensiamo che il fantasy sia del XX secolo e un genere “moderno”, ma non è così, il fantasy affonda le sue radici nell'antichità, nei miti, nelle leggende e nel folklore di antichi popoli. Tutte le ere del nostro mondo hanno conosciuto il fantasy, la stessa cosmogonia egizia è un racconto fantasy, ma oggi giorno molti ritengono fantasy solo ciò che ruota intorno a Tolkien.

Sorrido quando leggendo delle recensioni noto paragoni di scrittori fantasy al "gran maestro". Può non piacere lo stile, ma Tolkien è lo scrittore, che a mio parere, incarna meglio il concetto di fantasia. Nessuno può essere paragonato a Tolkien perché nessuno ha mai creato dal nulla un qualcosa di così grande e smisurato! Dalla sua mente è nata una cosmogonia, un mondo, dei popoli, delle razze, addirittura sono nate delle lingue.

Ecco cos'è per me un fantasy: l’espressione massima dell’immaginazione e della fantasia.

Qualcuno mi ha chiesto a quale genere appartenesse il mio fantasy.
Non ho saputo dare subito una risposta, quando l’ho scritto non sono andata a pensare a quale sottogenere potesse appartenere e così mi sono documentata.

Lungi da me pensare che esistessero così tanti sottogeneri!
Se proprio devo inscatolarlo,  “Il dono dell’Imperatore” credo sia vicino al fantasy epico.
In “La lince del vespro” i caratteri dell’epicità sono appena accennati e andranno maturando nelle parti successive del romanzo.  L’aspetto fantastico è presente, ma non è inserito con prepotenza nel racconto. Volevo sì scrivere un fantasy, ma questo senza abbandonare completamente la realtà.
Per me le vicende devono essere verosimili, anche in un fantasy.
Per questo mi sono documentata sull'aggressività di alcuni tipi di animali, sulla velocità media di un uomo a cavallo, sugli effetti dei veleni, sulle cure e i metodi di guarigione adottati durante l'alto e basso medioevo europeo e anche prima.

Nell'estratto che seguirà, capirete cosa intendo:

"...«Se fossi stata bruna, sarebbe stato facile farti diventare più chiara, ho delle tinture che ho comprato al mercato a base di fiori di ginestra. Io stessa le uso, ma per scurirli… devo chiedere alla mia vicina! Torno subito!»
Aleksandra era impressionata: era davvero possibile cambiare il colore dei capelli? Seddington e il suo mercato erano davvero ricchi di sorprese!
La donna tornò poco dopo con un recipiente che emanava un odore poco gradevole.
«Cos’è?» domandò Aleksandra portando d’istinto le mani al volto per il cattivo odore.
«Testa e coda di lucertola verde… o meglio, quello che ne rimane. Fare un tentativo non ci costerà nulla! La mia vicina non vede l’ora di conoscerti! Anche sua figlia e il suo bel giovanottone… Gli ho parlato di te, già gli piaci!»
In quel poco tempo che era mancata, Lyn aveva preso la tintura e aveva anche parlato con la vicina e i suoi figli. Quella donna era un pozzo inesauribile di energia e di parole!
«Un attimo!» esclamò Aleksandra. «Sarà permanente?»
«Non essere sciocca, tesoro. Lavati poco e durerà almeno un mese! Poi la rifaremo.»
La donna cominciò a bollire un unguento con la testa e la coda di lucertola, aspettò che si freddasse e preparò un impacco. «Ho aggiunto qualche petalo di gelsomino per coprire la puzza. Sei una fanciulla, non uno stalliere.»
Aleksandra la lasciò fare e, mentre l’unguento penetrava nei suoi capelli, seguì Lyn nella sua camera..."

Non accettavo di scrivere qualcosa d’inverosimile, mi sono documentata e mi è stato molto utile un articolo sulla cosmetica medievale di Paolo Cavallo. Anche in passato si potevano tingere i capelli. Se siete curiosi a riguardo, potete dare un'occhiata qui http://www.paolocavallo.com/CosmeticaMedievale.htm

In “La lince del vespro” non è l’elemento fantastico a farla da padrone ma, come non mi stancherò mai di dire, sono i personaggi e l’avventura che vivono a fare la storia.

Ecco una nuova parola. Avventura.

Su Amazon il libro non è solo inserito nella categoria fantasy ma anche in quella dei libri di avventura.

Ma cos'è un’avventura?

Questa risposta è più facile da dare. Vivere un’avventura è avere un’esperienza insolita che rompe gli schemi rigidi della quotidianità.
Non potevo non considerarlo un romanzo di avventura! In “Il dono dell’Imperatore” si viaggia, si scopre, si cambia. Giorno per giorno, i protagonisti rimpiangeranno l’odiata quotidianità e lotteranno per ritrovarla, per uscire fuori dal tunnel del caos e dell'imprevisto che li ha irretiti e sconvolti.

È per questo che, se devo proprio inserire il mio romanzo in una categoria, amo definirlo “un’avventura fantasy”.
Non mi serve altro, non esistono sottogeneri, “Il dono dell’Imperatore” è un’avventura che ho vissuto grazie ai miei personaggi, che continuo a vivere e che spero tanti di voi possiate vivere.

Miriam B.


Tolkien's desk. Immagine di © 89ravenclaw
http://89ravenclaw.deviantart.com/
-->