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25 feb 2015

Oneri e onori


Ci ho pensato un po' su prima di dare un titolo a questo post e alla fine ho trovato perfetto intitolarlo come uno dei capitoli del mio libro, dove ho provato a sviscerare, attraverso la figura di Marcus e di Lantis, un concetto chiave per un sovrano: non c'è onore senza onere.
Anch'io, a modo mio, ho un regno: le mie storie, il mio libro, ciò che scrivo. I miei "sudditi" sono i miei lettori e non posso e non devo pretendere onori senza prima ricambiarli con gli oneri che ho verso tutti loro. 
Ho ripreso proprio per questo la correzione della parte seconda. 
Il lettore va rispettato con edizioni corrette, con progetti validi e concreti e mai, mai, abbandonato. 


I volumetti a puntate, che a stento raggiungono le duecento pagine, sono per me una mancanza di rispetto. Probabilmente imponendo un prezzo di 99 cent. avrei sicuramente venduto di più, ma perché devo strumentalizzare mio figlio (ormai sarà ben chiaro che questo è per me il mio libro) solo per la vana speranza del successo?
Amazon, per la "Lince del vespro", indica come lunghezza quattrocento sette pagine, ma da editor vi dico che supera le quattrocentocinquanta. Questo non rende il mio libro migliore di altri, ma lo rende sicuramente un libro, con una sua storia e una sua coerenza. Il fatto che ci sia una seconda parte non è per creare hype e vendere di più, è solo perché la storia è nata in un modo e non avrebbe avuto senso un unico librone di oltre duemila pagine.
C'è differenza tra saga e fiction a puntate, ma non tutti sembrano saperlo.
Purtroppo è questo che va "di moda", anche se molti lettori, come me, sono ormai stufi dei 99 cent. a puntate.
Non dico questo perché mi sento migliore di altri, ma perché sono anch'io un lettore, e come tale, mi sforzo di dare quello che io vorrei.
Questo non vale solo per gli autori che si auto-pubblicano, ma anche per autori affermati o comunque ben noti alle masse. Sono contro i libri da cento pagine a caratteri cubitali a prezzi esorbitanti come sono contro a chi non mantiene l'impegno preso.
Chi scrive una saga deve mantenere una certa continuità, nel rispetto di chi attende.
Ecco il primo onere: correttezza, rispetto e serietà verso chi spende il proprio denaro e il proprio tempo.

Nell'ultimo mese mi sono esclusivamente dedicata alla pubblicità.
Internet è un ginepraio di dottori e specialisti che nei loro blog si ergono a sommi conoscitori del tutto, dispensando regole e consigli sul come e il dove. 
Li ho letti, ma più li leggevo più sentivo di non essere d'accordo.
Vendere un libro non è come vendere la frutta, il pane o uno smartphone di ultima generazione. Non c'è nessuno da convincere, Miriam Bonne è solo un granello di sabbia tra migliaia e nemmeno troppo grande, anzi, piccolo, piccolissimo e non risplende al sole come le schegge di vetro consumate dal mare. Si perde nella moltitudine di autori che si auto-pubblicano e anche come lettore mi sento persa, confusa e disorientata in questo mercato in espansione.
Cosa mi spinge a scegliere un libro e non un altro? Il prezzo, le recensioni?
Amazon offre un mezzo straordinario: l'anteprima.
È ampia, esaustiva ed è il vero biglietto da visita del libro, la sua lettera di presentazione, è quella la vera pubblicità. 
È in nome di ciò che apprezzo e non condivido come lettore, che ho fatto le mie scelte.
Se scelgo di seguire un autore, preferisco qualcuno che mi aiuti a conoscere il suo modo di scrivere e ciò che scrive, non qualcuno che spamma su tutti i social link e post sempre uguali e privi di contenuto.
Chi mi segue lo sa, non c'è mai spam e non c'è mai un post uguale all'altro, nemmeno su Twitter, dove i tweet si perdono in una giungla di "io penso"  e  "io credo". 
Questo ho imparato dai social network negli ultimi tempi: c'è tanto io ma poca voglia di metterlo in luce con le parole o le idee di qualcun altro.
Non mi piace la legge "ti seguo se segui me", io seguo se m'interessano i tuoi contenuti.

Così nella pubblicità, meno invadente possibile, è trascorso un mese, e sono ormai dieci giorni che ho rallentato la mia attività di "propaganda". Nella sua pur grande utilità, sento di mettere da parte l'opera di divulgazione per riprendere quello che veramente amo.
Tutti desidereremmo vedere un nostro libro sullo scaffale, ma non sarà in nome di questo sogno, pur bellissimo, che trascurerò ciò che più amo.

Mi manca Aleksandra, mi manca Adrian con il suo caratteraccio, mi manca la dolcezza di Mark, la vanità di Evelyn, il fascino di Tristan e i piani di Marcus e di Maddy. Mi manca la forza indomita di Brunilde, la cattiveria di Erech e mi mancano quelle fredde lande, dove il sole è così timido e incolore.
Ecco un altro mio onere: andare avanti e completare la storia, migliorare la forma e spendere il tempo libero in questa attività, non nella pubblicità.
Anche se solo per un manipolo di lettori, scriverò fino a che non sarò costretta a lavare le mani imbrattate d'inchiostro, fino a che non sarò stanca e avrò gli occhi in fiamme.
Questo perché il lettore merita il meglio, non è uno strumento per il successo.
Solo allora, quando avrò dato tutta me stessa e mantenuto i miei impegni e le mie promesse, potrò aspettarmi qualche onore.

Anch'io sogno, ma preferisco farlo attraverso i miei personaggi e le mie storie.
Queste sono le ali che mi fanno volare in alto, come ho sempre detto i numeri non fanno per me.
Vivo di parole.

Miriam B.

Immagine di © MarcSimonetti
http://marcsimonetti.deviantart.com/
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