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2 apr 2015

Paure e insicurezze dopo la mezzanotte


Non posso non iniziare questo post con una citazione:
"È l'una di notte e tutto va beeene!" (Tonto in Robin Hood)
Sì, perché era l'una di notte quando hanno avuto inizio le mie "paure", e andava davvero tutto bene.
Ero a letto, con il mio Kinlde tra le mani, leggendo l'ultima parte di "Il mio nome è Nessuno-Il Ritorno". Disinvolta, serena e spensierata mi avvicinavo all'epilogo, quando una parola, come un fulmine caduto al centro della mia testa, mi ha fritto il cervello.
La parola era "scranno".
Immediatamente ho aperto l'ebook del mio libro e ho cercato la "malefica parola".
Nessun risultato trovato. Ricordavo bene, avevo scritto "scanno"!

Ecco, per capirci, io sono fatta così: sono insicura e, per quanto mi sforzi di non commettere errori, puntualmente ne colleziono a migliaia. 
So di sapere, ma temo di sapere male.
Come può una persona così dormire serena?
Non può!

Bene. Chi ha sbagliato? Io, Manfredi o la Mondadori?
Io, ovviamente! Le tempie mi pulsavano e odiavo me stessa più che mai!
L'omino parlante che è dentro di me però mi ha spinto a verificare. Apro il dizionario Garzanti: "def: lo stesso di scanno". Tiro un respiro di sollievo...

Potevo mai accontentarmi?
No.

Non contenta, cercando su internet, mi imbatto in questo interessante articolo:
http://www.dizionario-italiano.it/linguamadre/articolo.php?art=254
Ecco un estratto significativo:

"...vocabolo scranno, che in buona lingua italiana non esiste.

Diciamo subito, con buona pace dei soliti bastian contrari, che alcuni vocabolari registrano questa voce, ma ciò non toglie che l’uso sia scorretto o, per lo meno, raro e, quindi, da evitare. La voce corretta è scanno. Lo scanno (senza lar) propriamente vale sgabellopanchetto e discende dal latino scamnum (senza la consonante r, come si può ben vedere) divenuto in lingua volgare, l’italiano, scanno, appunto, per l’assimilazione della m e la trasformazione della desinenza -u in -o.
Chi vuol parlare e scrivere correttamente deve rispettare, quindi, l’etimologia del termine e dire scanno. Un esempio stupendo lo abbiamo in alcuni versi di Dante: «così diversi scanni in nostra vita / rendono dolce armonia tra queste rote».
Ma anche nel Muratori, studioso di filologia, abbiamo un bellissimo esempio: «L’ignoranza occupava non solamente i bassi, ma anche i più sublimi scanni». A questo punto cerchiamo di trovare una spiegazione sull’uso scorretto e dilagante, ahinoi, di scranno.
L’unica spiegazione possibile si può far risalire alla corruzione popolare del vocabolo scranna e fatta propria da alcuni dizionari della lingua italiana. La scranna, infatti, è un sinonimo di scanno ma, al contrario di quest’ultimo, è di origine barbara essendo il longobardo skranna (panca)..."

Orgogliosa di me (non accade spesso) riprendo la mia lettura.

Mancano poche pagine alla fine, sono pronta a dire addio a Ulisse e alle sue peripezie che un'altra insicurezza mi colpisce. Questa volte nulla nel libro che stavo leggendo era d'ispirazione, semplicemente leggevo, ero al fianco di Ulisse, ma la mia mente era più o meno diretta lì dove stava andando lui: in luoghi lontani e remoti.
Ciò che è ignoto spaventa e difatti, così lontano con la mente, ero turbata. Ma da cosa?
La mattina prima avevo scoperto di aver perso la mia pennetta usb, ma non è stato un dramma, le bozze sono sul computer e su cloud storage. Per qualche motivo, in quell'istante, devo però aver confuso la mia sfortuna con quella di Ulisse e immediatamente sono corsa ad accendere il pc.
Perché?
"Un attacco hacker notturno potrebbe portarmi via tutti i file dal cloud!" Ho copiato tutto sull'hard disk esterno, quello interno non bastava, potevo svegliarmi l'indomani con il pc guasto...

Erano le due ormai e non leggevo più. Ero al pc, controllavo e ricontrollavo la copertina, manco potessi cambiarla! Aprivo "La lince del vespro" e ricontrollavo... poi ecco, una virgola di troppo...

Ho spento tutto.

Ho posato il Kindle con l'amaro nel cuore, il finale scelto da Manfredi non mi è piaciuto, ho pensato a quello della mia trilogia ed ho passato un'altra ora a pensare e a correggere gli appunti.
"Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace" (perché mi vengono in mente sempre proverbi?) mi sono detta, ma è una verità che stento ad accettare. Sono alla ricerca continua della perfezione ma questa non esiste, come non esiste qualcosa di universalmente bello, simpatico, interessante, etc.

Questo libro è la mia anima, scriverlo e leggerlo è stato come guardarmi allo specchio, pubblicarlo e pubblicizzarlo come affrontare il mio peggior nemico: il giudizio del prossimo.
Non nascondo che a volte l'ansia e la paura prendono il sopravvento in modo violento e inaspettato. Poteva rimanere come altri racconti chiuso in un cassetto... 
Potevo, potevo, potevo...
Poi ripenso a una frase di John...

"...Vedi questo fermento? Qualcosa sta per cambiare.» John cinse con un braccio le spalle di Nadja e aggiunse: «Su, siedi vicino a me e meditiamo. I nostri poteri sono nulli da tanto, ma la nostra mente ha visto la Luce e questa non ci ha mai abbandonato..."

Che la Luce di Estar dipani dalle vostre menti ogni paura e insicurezza.
Nessuno è perfetto, nessuno non sbaglia mai, anche i grandi commettono errori.
Me ne convinco e mi addormento serena.

Miriam B.

Immagine di © Sniggle-Wiggle
http://sniggle-wiggle.deviantart.com/

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