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25 dic 2016

Nuovo anno. Nuovi progetti

Sono trascorsi quasi due anni da quando è iniziata questa avventura. Sotto un nome inventato, che potesse comunque ricordare quello mio vero, ho auto pubblicato una trilogia che avevo immaginato, scritto, modificato e infine riscritto.
Come mi sento ora che ho finito?
Appagata, orgogliosa di me stessa ma anche un po' triste e delusa.

Non è stato facile. 
Ora so che non basta avere una bella idea, non basta conoscere le regole della grammatica e della sintassi, non basta avere un lessico forbito per scrivere un libro. Ben comprendo anche perché per realizzare un prodotto di una certa qualità ci sia bisogno di una casa editrice. Uno scrittore non può fare tutto da solo, ha bisogno di un team di lavoro, di correttori di bozze ed editor, di chi si occupa della copertina e del marketing. Auto pubblicarsi senza avere la disponibilità economica per pagare queste figure è da folli, ma che alternativa ha chi ha deciso di muovere i primi passi nel mondo della scrittura in Italia? Attendere mesi, talvolta anni, la risposta delle case editrici? Molte di esse non rispondono nemmeno con un Non ci interessa. Risponde subito solo chi ti chiede denaro per pubblicare e chi si spaccia per casa editrice senza esserlo davvero.

Ma non ci sono solo finte case editrice, ci sono tanti editor non qualificati e pseudo blogger che non sanno mettere una parola dietro l'altra senza farti accapponare la pelle e che giudicano tutti atteggiandosi a recensori del Times. Tutti famelici come pescecani; pronti a spolparti fino all'osso, sfruttando l'amore e la passione che hai per la scrittura per intascare denaro. Non pagherò mai nessuno, non solo perché non ne ho la possibilità, ma perché ritengo denigrante e improduttivo per me stessa ottenere recensioni positive in cambio di denaro e perché cerco professionalità e serietà per i miei libri. Sono caduta in alcune trappole, ma ho imparato ad evitarle.
Ho continuato però ad avere fiducia nelle persone, ho continuato  a cercare solidarietà e aiuto in altri esordienti come me, e ho scoperto che sono anche peggio dei pescecani su citati.
In questi anni ho fatto parte di diversi gruppi, soprattutto su facebook, come sempre alla strenua ricerca di qualcuno che condividesse con me consigli e suggerimenti sul mondo della scrittura.
Che cosa ho trovato? Cannibali.
Autori che quotidianamente riportavano gli estratti di libri di altri denigrandoli. Ho letto parole offensive e ingiuriose verso chi osava non rilasciare una recensione pluristellata ai loro libri. 
Non sono Alice nel Paese delle Meraviglie, immaginavo ci fosse della competitività. Ciò che non mi aspettavo era la cattiveria, l'essere disposti a tutto per trovarsi un po' più su in classifica. Non mi aspettavo i colpi bassi, le alleanze volte a screditare chi non si adegua agli scambi di favori; le promesse di chi non mantiene le proprie.
Ho smesso di interagire con queste persone, ma sono rimasta nei gruppi nella speranza di poter comunque rimanere aggiornata sul mondo del self-publishing. Sono stata tentata di dire la mia, ma poi ho sempre cancellato i miei messaggi per paura di ripercussioni. Era come avere a che fare con la mafia, ed è stato quando ho capito davvero chi e cosa avevo di fronte che ho lasciato tutti i gruppi, delusa ancora una volta dall'essere umano e dalla sua infinita cattiveria.

Tornando ai miei libri...
"Il dono dell'Imperatore" è nato di pancia. Questa storia non è stata studiata e organizzata, ma è nata di getto e così si è evoluta, seguendo il mio istinto e affidandogli la mia ragione. Non avere una visione generale e completa della storia, ma solo abbozzata nella mia mente, non mi ha agevolata, anzi... ammetto di aver vissuto momenti di grande difficoltà, soprattutto in fase di editing. Si tratta di un'opera di oltre 1600 pagine, che mi sono completamente caricata sulle spalle, senza avere l'esperienza e la preparazione necessarie per poter rendere questi libri perfetti.
La correzione de "La luce di Estar" è stata massacrante. 
In questi anni ho accumulato esperienza, ma questo non ha fatto di me una editor professionista, mi è mancato il know-how necessario per scrivere un romanzo di così tante pagine e dalla trama così complessa. Quest'imperfezione mi ha logorato, strappandomi ore di sonno e spingendomi a rileggere in ogni occasione, alla ricerca di una perfezione che sapevo comunque di non poter raggiungere. Gli errori, piccoli o grandi che fossero, non li notavo più. Non leggevo le parole ma le fotografavo; conoscevo ogni riga a memoria. Sono stata vicina alla follia, perché c'è solo la pazzia davanti a chi è preciso e sa di non poter raggiungere la perfezione che tanto desidera.

18 ott 2016

Emozioni in Bianco e Nero 2016

Era il mese di aprile quando decisi di inviare un mio vecchio racconto, "La voce dell'anima", al Concorso Letterario Internazionale “EMOZIONI IN BIANCO E NERO – fiabe, poesie, racconti…storie di carta” indetto dalle Edizioni del Poggio. Prima di allora non avevo mai partecipato a un concorso indetto da una casa editrice, era la prima volta. Il motivo principale che mi spinse a inviarlo fu quello di poter ricevere una conferma per le mie qualità. Amici e parenti sono lettori poco affidabili nei loro giudizi, volevo affidarmi al parere di una giuria esterna e disinteressata. Non mi ingolosivano i premi (anche se molto belli!), ma solo il giudizio super partes e la possibilità di poter essere tra coloro che avrebbero visto pubblicata sull'antologia la propria opera.



Sono trascorsi circa sei mesi da quella decisione e solo lunedì scorso ho conosciuto l'esito del concorso. Per una settimana intera sono stata tormentata dall'idea che ci fosse stato un errore, ma quando domenica ho sentito chiamare il mio nome e sono salita sul palco a ritirare il premio, solo allora e in quel momento, ho realizzato che era tutto reale. 
Il mio racconto è piaciuto tanto da vincere il secondo premio nella sezione "racconti"!
Le parole della docente universitaria Maria Rosaria Matrella, presidente della giuria e incaricata della redazione delle motivazioni che hanno spinto la giuria ad apprezzare tra i tantissimi racconti giunti il mio, sono state per me motivo di grande orgoglio. Ascoltare le sue parole è stato per me il momento più emozionante della serata.

Oltre alla soddisfazione personale, immensa, che ha dato una bella scossa alla mia enorme insicurezza, serberò sempre il ricordo delle tante persone che hanno trasformato una grigia serata di autunno in una colorata e frizzante.
Sul palco ero sopraffatta dalla commozione, quindi voglio rinnovare tramite questo post i miei più sinceri ringraziamenti che vanno:
- alla giuria, composta dalla prof.ssa Maria Rosaria Matrella, dal giornalista scrittore Giucar Marcone, dalla prof.ssa  Antonia Frazzano e dalla prof.ssa Antonietta Zangardi
- al dott. Giuseppe Tozzi, direttore della casa editrice "Edizioni del Poggio" e ideatore del concorso
-a tutti gli ospiti presenti, per il loro calore; agli altri finalisti, giunti da tutta Italia, per aver condiviso con me gioie ed emozioni; e ai "Peppi", per avermi accompagnata.

02 set 2016

Capitolo VII in E minore

Voglio annunciare a tutti che da oggi lo spirito di Antonin Dvorak è ufficialmente un mio collaboratore.
Fare la sua conoscenza è stato per me un grande onore, e averlo di compagnia durante il mio editing lo sarà ancora di più.
Anche ora è lì seduto a guardarmi, vorrei tanto capire come fa a non annoiarsi!
Di certo sa che sono una sua grande estimatrice. Ascolto spesso la sua musica quando scrivo, mai quando sono nella fase di editing, per la quale prediligo il silenzio più assoluto.
Ho sempre preferito così, ma ieri...

Ero concentrata nell'editing del Capitolo VII de "La Luce di Estar".
Mi sentivo un po' persa, perché per quanto la forma mi soddisfacesse, sentivo che mancava qualcosa.
Ci ho lavorato sopra un'ora intera, senza ottenere nessun buono risultato.
Ero tentata di prendermi una pausa per poi ricominciare più tardi, quand'ecco che le mie orecchie hanno udito una melodia...
Ho lasciato la tastiera, ho guardato fuori della finestra, e poi all'interno di ciascuna stanza di casa mia: la musica non proveniva dall'esterno della mia camera.
Ho controllato le applicazioni aperte: nessun accesso a Youtube o a Spotify.
Spaventata ho salvato il file e spento il PC.
Non è cambiato nulla, continuavo a udire quella melodia.
"Follia", ho pensato, "sto sicuramente impazzendo! Se la musica è solo nella mia testa, come faccio a spegnerla? Non riuscirò mai a completare il mio editing così!"
Sono sicura che è trascorsa almeno mezz'ora, durante la quale non ho fatto altro che fissare lo schermo spento e ascoltare...
Forse sarei rimasta in quello stato catatonico fino al calare della sera se non avessi sentito una mano poggiarsi sulla mia spalla sinistra; e un attimo dopo, una presenza alla mia destra.
Mi sono voltata e... lui era di fianco a me! Antonin Dvorak era in piedi al mio fianco e con gli occhi chiusi agitava l'indice della mano destra: udiva la stessa melodia che stavo udendo io, ne ero sicura.
In quel momento ho avuto l'assoluta certezza di non essere morta, e di non essere stata io a fare visita a lui: il mio cuore batteva fuori controllo come impazzito!
Sono ritornata a fissare lo schermo. Non volevo voltarmi per guardare chi o cosa era alla mia destra, mi sono limitata a buttare uno sguardo di sottecchi...
Ce n'era un altro!
"E chi è questo!" ho pensato, immediatamente, mentre mi trasformavo in una statua di sale per la paura. Era anch'egli un uomo, gli abiti che indossava erano simili a quelli di Antonin Dvorak, aveva il volto rubicondo (per essere un fantasma era abbastanza colorito), un paio di occhiali piccoli e tondi e una lunga barba, che definirei gandalfiana.
Mi sono voltata.
Era di fianco a me, ma a differenza di Dvorak dava le spalle al computer. Agitava il braccio destro e una bacchetta.
Mi sono alzata, mi sono voltata per guardare alle mie spalle e...
C'era un'intera orchestra a suonare dietro di me!
Prima non c'erano, ne sono sicura!
Mi sono sentita come Gulliver davanti ai Lillipuziani. Sì, perché loro erano molto più piccoli di me! Agitavano i loro piccoli strumenti mentre l'uomo al mio fianco li guidava nell'esecuzione della composizione che, ormai ne ero certa, era di Antonin Dvorak.
"New World" sussurrai. "Sinfonia numero nove, in E minore, opera 95."
Mi sono voltata a guardare con occhi sgranati Dvorak.
Mi stava facendo l'occhiolino.

Cosa avreste fatto voi al mio posto?
Come si esce da un sogno lucido?
Come si scampa a un'allucinazione? 
Non potevano essere reali!
Ma, se lo erano, sapete come si fa ad allontanare i fantasmi?
Credo che la maggior parte di noi sarebbe fuggito.  
Se non si fosse trattato di Dvorak, probabilmente l'avrei fatto. Ma come potevo fuggire da quella melodia?
Erano lì per me, suonavano per me, non potevo andare via. 
Mi sono fatta forza. Ho bevuto un sorso d'acqua dal bicchiere che tenevo poggiato sulla scrivania, ho preso un profondo respiro e mi sono seduta di nuovo.
Ho acceso il computer, ho aperto il file Word de "La Luce di Estar" e ho ripreso con il mio editing.
Ho impiegato due ore a perfezionarlo, mentre la Sinfonia numero 9 continuava a ripetersi ciclicamente, ricominciando ogni volta dall'inizio.

29 ago 2016

Al via il rush finale!

Vacanze finite! Da oggi ritorno a essere un "animaletto" più notturno che diurno.
Il caldo è ancora intenso e fastidioso, le ore più fresche della sera si prestano bene a essere spese per il lavoro di editing che mi aspetta, e sarà quindi quando il sole sarà scomparso all'orizzone che aprirò la mia cartella "Book" e riprenderò a lavorare su "La luce di Estar". Spero di poter godere nei prossimi giorni di giornate più fresche e (magari!) piovose così da potergli dedicare anche qualche ora nel pomeriggio.

Come sono andate le vacanze?
Le mie, bene. Dopo tanti anni durante i quali avevo preferito la montagna al mare, non pensavo di trovarmi così a mio agio in acqua. Temevo di ritrovarmi un po' "Aleksandra", e invece il mio spirito era più "Evelyn" di quanto potessi immaginare! (Ogni riferimento al capitolo XV de "L'occhio di drago" è puramente casuale...)
Non è stato facile non dedicare nemmeno un pensiero al mio ultimo libro. Volevo la mente libera, volevo quasi dimenticarlo, così da riprendere a mente sgombra, pronta a individuare ogni più piccola incoerenza con i fatti in precedenza narrati.
Sono riuscita a non pensarci per un po' fino a che un pomeriggio, mentre imbronciata per chissà quale motivo provavo a costruire con i sassolini della spiaggia una "Stonehenge" in miniatura, ho ricordato una piccola parte... 
I miei personaggi e la mia storia mi sono tornati alla mente e ho sentito la loro mancanza davvero tanto!

Capitolo VII. Brin.
"L'occhio di drago"...

"Ora Tristan era solo e aveva voglia di godersi un attimo di libertà. Sedette sulla sabbia della spiaggia e iniziò a osservare il mare davanti a sé. Nulla per lui era più rilassante del guardare il mare. Fissava il suo azzurro orizzonte, lanciando sassolini verso l’acqua increspata dalle onde.
L’ultima volta che aveva sentito l’aria salmastra del mare sfiorargli il volto era stato durante una lontana estate. Dopo una lunga giornata di allenamento con la spada, era stata concessa a lui e a Evelyn piena libertà fino al tramonto. All’epoca erano due ragazzi, nemmeno ventenni. Non ci avevano pensato su un attimo e avevano corso sulla sabbia, si erano liberati dei vestiti e si erano lanciati in acqua. Avevano nuotato a largo, gareggiando e scommettendo su chi sarebbe stato il primo a raggiungere la secca. Aveva vinto Tristan. Ricordava ancora il volto della sorella imbronciato per la sconfitta. Per non darle un dispiacere, avevano fatto un’altra gara, e al ritorno l’aveva lasciata vincere. La ricordò fiera e sorridente, bagnata e nuda alla luce del sole che tramontava. Poi il precettore l’aveva invitata a coprirsi, perché una principessa mai dovrebbe mostrare le sue nudità. Evelyn aveva messo di nuovo il broncio e Tristan l’aveva vista discutere in riva al mare, con il suo fare capriccioso e ribelle.
Le nuvole ora cominciavano ad assumere sfumature tra il rosa e il rosso, il pomeriggio volgeva al termine.
Anche allora le nuvole erano di quel colore. Tristan si era steso a braccia larghe sull’acqua e aveva osservato quelle spumose abitanti del cielo prendere forme diverse. Udiva Evelyn che gridava il suo nome, che lo invitava a tornare a riva, che ordinava al precettore di riportarlo da lei.
Tristan si alzò e, scrollata la sabbia dalle mani e dagli abiti, si diresse in direzione del centro della città. Evelyn era sempre stata capricciosa, da bambina, da ragazza, lo era tuttora. Era difficile dirle di no, molto spesso non bastava, era caparbia. Se voleva una cosa, faceva di tutto per ottenerla. Erano nati uniti come un unico essere, erano cresciuti l’uno all’ombra dell’altro, si volevano bene, ma quei tempi erano lontani. Per quanto Tristan sentisse forte la sua mancanza, sapeva che era un bene che questa volta non fossero partiti insieme. Avevano venticinque anni, era arrivato il momento di dividere le loro vite così a lungo intrecciate tra loro. 
Il sole era quasi tramontato, la città andava illuminandosi della luce delle lanterne..."

Non vedevo l'ora di riprendere! Quanto mi mancavano! 

Ho resistito, ce l'ho fatta, mi sono goduta le ore di lettura mantenendo la promessa che mi ero fatta di non scrivere nulla... ma solo fino a qualche giorno fa!

23 lug 2016

Piccola pausa estiva

Le vacanze, (non mi sembra ancora vero), quest'anno sono arrivate anche per me! Che andiate a mare, in montagna, o che rimaniate semplicemente a casa a godervi le città deserte, auguro a tutti una splendida estate.

Vi lascerò per qualche settimana, per poi tornare più carica di sempre!
Ho riletto i primi due libri, il terzo "riposa" come da programma, quindi al mio ritorno sarò super carica e prontissima per l'editing definitivo della terza e ultima parte del mio "Il dono dell'Imperatore"! 

Vi lascio con un estratto, che non vi aiuterà a sentire meno caldo!

"...Senza sosta, implacabile, il sole abbatteva i suoi raggi sulla spiaggia rendendo la sabbia simile a cenere calda. Il mare calmo e quieto accarezzava dolcemente la battigia. Non un alito di vento, non un accenno di brezza. Tutto appariva immobile e innaturalmente silenzioso, come in un luogo inesistente, sospeso tra le pieghe di un tempo immutabile.
Sabbia, sabbia ovunque.
La sentiva in bocca, sulla lingua, nelle narici, nelle orecchie. Gli occhi le pizzicavano come se pungolati da centinaia di minuscoli spilli. La sete, intensa, insaziabile, le faceva mancare il respiro; era come se non fosse più l’aria a farla respirare bensì l’acqua. Le labbra spaccate dall’arsura avevano incominciato a sanguinare, sentiva il sapore del sangue in bocca miscelarsi con la salsedine; la pelle cotta dal sole la sentiva come carta, tesa, come se potesse strapparsi da un momento all’altro.
Provò ad aprire gli occhi: le bruciavano tanto, troppo.
Più riprendeva coscienza, più gli indolenzimenti e i fastidi aumentavano. Sentiva la testa pesante, intollerabile, le tempie le pulsavano. Portò d’istinto una mano alla fronte e notò di averla sporca di sangue.

06 lug 2016

Estratto: Un bacio rubato

Ho appena scoperto che oggi è la Giornata Mondiale del Bacio!
All'inizio ho pensato fosse solo una di quelle strane tendenze che escono su Twitter, ma indagando in rete ho scoperto che è una festa vera e propria, nata in Gran Bretagna nel 1990 "per ricordare quanto può significare e cambiare le nostre vite e le singole giornate un bacio. Un gesto semplice e anche veloce, ma tra i più fondamentali e universali che esistano al mondo".
Ho pensato quindi di condividere qui sul blog un estratto con un bacio descritto nel primo libro de "Il dono dell'Imperatore". Non sarà un bacio da favola, ma vi garantisco che i due protagonisti non l'hanno mai dimenticato. Anzi, "lui" prova ancora un certo rancore per quella sera... o almeno provava!

I nomi sono sostituiti da asterischi, quindi chi non ha ancora letto i libri o è indietro nella lettura non riceverà nessuno spoiler!
 




"...*** spinse sulla maniglia e con sua grande sorpresa la porta si aprì: la camera era avvolta dalla penombra e illuminata dal solo camino acceso. *** entrò e si avvicinò al letto sul quale era poggiata una logora sacca. Poggiò la candela sul tavolino vicino e rovistò al suo interno: vi trovò una penna, dell’inchiostro e una cintura larga e spessa contenente qualcosa. Per capire meglio di cosa si trattasse, slacciò il cordino che la teneva chiusa, ma prima che potesse srotolarla del tutto la porta cigolò e il suo sguardo fu attirato in quella direzione.
Una ragazza era sul ciglio, aveva una candela nella mano e un piatto con del formaggio e del pane nell’altra.
***, che ben conosceva le buone maniere, subito si scusò per l’intrusione. «Ho visto un’ombra e sono entrato incuriosito, non c’è mai nessuno ad abitare queste camere» disse mentre rilegava con il cordino la cintura.
*** si sforzò di rimanere fredda e nei panni di colei che impersonava. Non sapeva chi fosse quel ragazzo, le sembrava di averlo già visto, ma più lo guardava più capiva che era solo una sensazione. Il giovane era ben vestito, il volto curato e ben raso, non era certamente qualcuno della servitù, tantomeno una delle guardie. Quasi certamente era una persona abituata a vivere al castello.
In altre occasioni avrebbe agito diversamente, ma ora vestiva i panni di una ragazza del popolo, timida e impacciata. «Sono solo ospite in questo castello, non mi appartiene nulla ed è giusto che il re mandi qualcuno a controllare.»
«No no, non è così» rispose il giovane mentre infilava le mani in tasca. Era disdicevole farsi sorprendere in flagrante a frugare nelle cose di qualcun altro. «Ero solo qui di passaggio.» 
Di passaggio, all’interno di una camera... 
*** poggiò la candela e il piatto sul tavolino vicino al camino. Con la coda dell’occhio provò a capire cosa l’intruso aveva rinvenuto nella sua sacca. Si era allontanata di fretta sicura che nessuno sarebbe entrato. Aveva sbagliato.

Stupida, stupida ***!

«Ho visto che guardavate tra le mie cose, pensavo fosse un controllo…»
*** si avvicinò al piccolo tavolo sul quale *** aveva poggiato la sua cena e interrompendola si presentò.
«Sono ***. Mi scuso per tanta insolenza, ho peccato di curiosità.»
Ora i due ragazzi erano vicini, *** commise l’errore di alzare lo sguardo e per un attimo i loro occhi s’incrociarono. Li abbassò immediatamente come a ricordarsi chi era, s’inginocchiò e chiese scusa per come aveva osato parlare.
*** sorrise e le porse la mano per aiutarla a tornare in piedi, poi le chiese di presentarsi.
«Il mio nome è ***, arrivo dalla lontana Ridden. Ho condotto qui un oggetto che vostro padre ardentemente cercava. Dopo il mio lungo e difficile viaggio, ho riportato ferite e il mio corpo ne è uscito molto debilitato. Il re è stato molto gentile a offrirmi ospitalità.»
«Non avrei mai detto foste una ragazza del popolo. Non che le ragazze del popolo siano strane o brutte, ma i vostri modi, quello che avete con voi e la vostra bellezza mi hanno fatto pensare foste una nobile ospite.»
***, sapute le umili origini della ragazza, sembrò prendere coraggio. Era meno tirato e sul suo viso spuntò un luminoso sorriso. Non era un ragazzo difficile, per lui le donne erano donne, se qualcuna gli piaceva, era solito prenderla. Non faceva mai grande fatica, era affascinante, e soprattutto le popolane timide e impacciate cedevano rapidamente alle sue lusinghe.
*** guardò ancora una volta il letto e rispose secondo ciò che vide. «Questa sacca non appartiene a me, ma all’uomo che portava con sé l’oggetto che ho portato a vostro padre. Non giudicatemi male, non sono una ladra, l’ho rinvenuto e ho offerto un servizio al mio re» disse la ragazza mentre riponeva le cose nella sacca. Poi aggiunse: «Potete prenderla», e gliela porse.
*** però non sembrò interessato, ora i suoi pensieri erano concentrati su quella ragazza dai capelli sottili e dallo sguardo enigmatico e selvaggio. Si avvicinò, le tolse la sacca di mano poggiandola a terra, prese le mani della ragazza tra le sue e le baciò.
*** rimase di stucco, voleva reagire, ma sapeva di non poterlo fare, così si sforzò di apparire più timida e meno arrabbiata di quanto in realtà fosse. «Mio signore, così mi fate arrossire» disse mentre provava a far scivolare le sue mani da quelle di ***, ma il ragazzo le teneva ben salde tra le sue.
«Non dovete sentirvi a disagio, non sono diverso da voi» disse ***, e le baciò il palmo della mano.
*** si sentì come attraversata da un fulmine, deglutì, il disagio ora era reale. Non si era mai trovata in una situazione del genere, doveva trovare il modo di uscirne nel miglior modo possibile. *** le aveva insegnato tutto, ma non l’aveva preparata agli uomini e al loro modo di approcciarsi con le donne.
Per istinto indietreggiò, ma *** avanzò verso di lei, costringendola ad arretrare verso il letto.

05 lug 2016

La fine di un'avventura






Ho ordinato e sistemato le parti dei personaggi all'interno dei capitoli, ho tagliato il superfluo e riscritto le parti che non mi piacevano; ne ho aggiunte di nuove, come una che erroneamente avevo cancellato di Evelyn, e ho scritto l'epilogo. Infine, ho digitato la tanto temuta parola FINE.
Raramente mi sono sentita così triste. So che dovrei essere felice per aver raggiunto un obiettivo importante, ma per adesso il vuoto che sento dentro è troppo grande. Sto convicendo me stessa che quest'avventura non avrà mai veramente fine, che continuerà a vivere nel mio cuore, perché Aleksandra, Adrian, Tristan, Evelyn e gli altri personaggi de "Il dono dell'Imperatore" non sono solo il frutto della mia fantasia, sono come amici conosciuti durante uno splendido viaggio e che mai dimenticherò.
La separazione da loro ora mi addolora, ma questo non mi spingerà a smettere di viaggiare. Sono tanti i personaggi e le storie che bussano alla porta della mia creatività, pronti a diventare parole su carta e a entrare nelle vite di chi sceglierà di leggere i miei libri. Ammetto che la mia mente è già distratta da queste nuove avventure che iniziano a prendere vita, ma il mio cuore è ancora nel vecchio impero di Numia, e vi rimarrà a lungo. Sarà con questo cuore che, dopo una piccola pausa durante il quale il romanzo riposerà, inizierò la seconda fase di correzione, quella di editing vero e proprio. 

08 giu 2016

La distratta Miriam colpisce ancora

Ne ho combinata un'altra!
Avete presente come ne "La lince del vespro" e ne "L'occhio di drago" cambio punto di vista da personaggio a personaggio? Ecco, anche nell'ultimo libro ci saranno questi passaggi...
Al momento la difficoltà maggiore che sto trovando durante la prima fase di correzione è quella di alternare in modo equilibrato le varie parti. Quindi, ho preso il mio bel quaderno (non è a tutti gli effetti un mio collaboratore, diciamo che è uno stagista, si chiama "Galileo"), ho incominciato ad appuntare il succedersi degli eventi e... ad un tratto ho trovato un buco enorme nella trama: mancava, ahimè manca, un intero paragrafo su Evelyn e su una sua notte un po' "burrascosa".
L'ho cercata pagina per pagina fino a un punto in cui avevo lasciato scritto tra due asterischi "parte Evelyn e (spoiler!)". Quando scrivo qualcosa tra due asterischi significa "Ehi, Miriam, quella parte la devi spostare in questo punto!" E sapete Miriam cosa ha fatto? Ha fatto taglia (chissà quando!) per inserirla in quel punto, ma non ha mai premuto incolla! Poi ha salvato il file.
Non mi sono immediatamente persa d'animo. Ho googlato possibili soluzioni e:


12 mag 2016

Il mio team di lavoro

Come già in precedenza annunciato, "Il dono dell'Imperatore" ha il suo finale. Avevo programmato di scrivere la parola "fine" entro giugno, aver finito a maggio mi fa ben sperare di riuscire nel mio intento di auto-pubblicarlo prima di dicembre.
Non ho ancora iniziato la correzione perchè ho deciso di rileggere prima "La lince del vespro" e "L'occhio di drago", per essere certa che nel libro conclusivo nulla sia lasciato al caso, che tutte le domande trovino risposta e che non ci siano incongruenze. Ho finito ieri la rilettura di entrambi i libri, e nel farlo ho notato che il mio stile in questi anni ha avuto davvero una grande evoluzione. Ammetto di essermi sentita molto orgogliosa di me stessa. Unico neo, ho notato che nel primo capitolo de "L'occhio di drago" ho riportato male un nome. Ho scritto "Morradin" e non "Morrin". Voglio quindi informare chi ha letto i libri che non si tratta di un nuovo personaggio, si tratta sempre del quarto guardiano!
Come hai fatto a non notarlo dopo averlo letto così tante volte?
Non lo so!
Sono questi i momenti in cui mi sento persa nel dover fare tutto da sola... Per fortuna ci sono i miei quaderni ad aiutarmi! Sono loro il mio team di lavoro.
Ed è per questo che oggi ho deciso di presentarveli!

21 apr 2016

Si va avanti!


Sono trascorsi quindici mesi dalla prima pubblicazione, da quando ho lanciato quella bottiglia, affidandola a centinaia di lettori nell'oceano immenso dei libri autopubblicati. So che molti l'hanno raccolta, ma in quanti hanno letto la storia che ho racchiuso al suo interno?
Solo Kindle Unlimited riesce a darmi un riscontro, perché so quante pagine vengono lette e quindi so se qualcuno ha iniziato e finito il libro. Delle copie vendute conosco il numero, ma non so quanti l'hanno letto, a quanti è piaciuto e a quanti no, perché da oltreoceano non arrivano recensioni, tutto tace. Solo l'1,4% di chi ha scaricato "La lince del vespro" ha lasciato un commento. Il numero di acquisti de "L'occhio di drago" mi ha fatto capire che qualche affezionato lettore esiste, mi fa ben sperare, e per adesso mi accontento di questo dato per rincuorarmi.
Intanto, si va avanti, e come se si va avanti!
L'ultimo capitolo della trilogia ha preso forma nella mia mente già un anno fa, mentre scrivevo la seconda parte. Questo sarà il libro più lungo dei tre, in cui tutti i tasselli si uniranno per poter regalare a tutti il quadro generale del piccolo mondo che ho creato. Come sempre non mancheranno azione e colpi di scena, nuovi personaggi, nuovi luoghi, nuove "creature". Qualcuno, ahimé, dovrà darci il suo addio, ma so che chi ha amato questa storia non lo dimenticherà. Chissà, proverete un po' di nostalgia come me? 

26 gen 2016

E' tempo di musica! (Parte 2)


Ed eccoci con la playlist per "L'Occhio di Drago"!
Anche questa volta, a ogni titolo (mi sono sforzata di scegliere quelli più coerenti con i titoli dei capitoli e la trama) corrisponde un capitolo del libro.
Lo state leggendo? Questa playlist vi farà compagnia durante la lettura, amplificherà le emozioni e vi aiuterà a immergervi ancora di più nell'avventura.
Non lo avete ancora letto? Questa playlist sarà un anticipo delle emozioni che vi troverete a vivere.
L'avete già letto? Questa playlist vi aiuterà a conservare questo libro nel vostro cuore (se vi è piaciuto).
La playlist la troverete su Spotify (servizio gratuito di musica in streaming che consiglio vivamente a tutti) e su Youtube.

Una lunga notte - Fateful Night di Thomas Bergersen
Separazione - Heart di Thomas Bergersen
Paure, dubbi e sospetti - What's Happening to Me di Thomas Bergersen
Di male in peggio - The Truth di Audiomachine
In fiamme - Fire and Honor di Audiomachine
Per il potere - Black Dawn di Adrian Von Ziegler
Brin -  Final Hope di Audiomachine
Rivolta - The Lion's Heart di Audiomachine
Bugie, solo bugie - Undefeated di Thomas Bergersen
Doremor - Song of Brotherhood di Adrian Von Ziegler
Al di là del mare - Above and Beyond di Audiomachine
Sogni - All Is Hell That Ends Well di Thomas Bergersen
La promessa - Seeds of Promise di Audiomachine
Paura dall'abisso - He Who Brings The Night di Thomas Bergersen
Ritorno a Bor - One di Adrian Von Ziegler
Per Elise - No Honor In Blood di Thomas Bergersen
Una notte di sangue - Last Of The Light di Thomas Bergersen
Luce e Tenebre - Light Comes Before Dark di Thomas Bergersen

Spotify




Youtube

Se vi va di condividere con me la vostra passione per la musica, aggiungetemi su Spotify. Il mio username è hatshepsut-it.
Vi ricordo che su Spotify e Youtube è presente anche la prima playlist, quella de "La lince del vespro". Trovate i dettagli in questo post -> http://miriambonnebooks.blogspot.it/2015/03/e-tempo-di-musica.html

Miriam B.

Immagine di ©myhilary
http://myhilary.deviantart.com/
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07 gen 2016

Sono ancora qui


a


Oggi il vento ha spirato forte
Ho pensato mi portasse via con sé
Lontano da dove mi trovo ora
Verso terre e lidi a me ignoti
Dove trovare nuovi compagni
Purtroppo, però, sono ancora qui ancorato.

Oggi ha piovuto
Ha piovuto dentro e fuori di me
Speravo non restasse nulla della mia presenza
Sciolto, liquefatto, fino a diventare nulla nell’infinito
Infinito, invece, è solo il mio dolore
Quando mi rendo conto di essere ancora qui ancorato.

Oggi la terra ha tremato
Ha tremato tutto il mio mondo
Ho pensato che qualcosa stesse mutando
Che sarei tornato presto alla nuda terra
Ma era solo l'ennesima illusione
Ancora una volta mi ritrovo qui ancorato.

Sempre lo stesso
Nello stesso luogo
Tendo verso il cielo e non tocco nulla
Intrappolato nel mio nulla
Solo mi ergo anelando tutto ciò che non sono
Ma che sarei potuto essere.

Sono solo un albero
E il nulla è il mio compagno
Solo mi ergo in questo prato
Sotto il sole senza riparo.



Ho trovato questa poesia in un vecchio quaderno. Risale al 2010, lo so per certo perché ricordo bene il giorno in cui la scrissi. L'ho riletta e ho riprovato l'amaro e triste sapore di quei giorni, e ho deciso di lasciarla così: immutata e imperfetta, come il mio passato.


Miriam B.

Immagine di  ©Rasty690
http://rasty690.deviantart.com/




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