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2 set 2016

Capitolo VII in E minore

Voglio annunciare a tutti che da oggi lo spirito di Antonin Dvorak è ufficialmente un mio collaboratore.
Fare la sua conoscenza è stato per me un grande onore, e averlo di compagnia durante il mio editing lo sarà ancora di più.
Anche ora è lì seduto a guardarmi, vorrei tanto capire come fa a non annoiarsi!
Di certo sa che sono una sua grande estimatrice. Ascolto spesso la sua musica quando scrivo, mai quando sono nella fase di editing, per la quale prediligo il silenzio più assoluto.
Ho sempre preferito così, ma ieri...

Ero concentrata nell'editing del Capitolo VII de "La Luce di Estar".
Mi sentivo un po' persa, perché per quanto la forma mi soddisfacesse, sentivo che mancava qualcosa.
Ci ho lavorato sopra un'ora intera, senza ottenere nessun buono risultato.
Ero tentata di prendermi una pausa per poi ricominciare più tardi, quand'ecco che le mie orecchie hanno udito una melodia...
Ho lasciato la tastiera, ho guardato fuori dalla finestra, e poi all'interno di ciascuna stanza di casa mia: la musica non proveniva dall'esterno della mia camera.
Ho controllato le applicazioni aperte: nessun accesso a Youtube o a Spotify.
Spaventata ho salvato il file e spento il PC.
Non è cambiato nulla, continuavo a udire quella melodia.
"Follia", ho pensato, "sto sicuramente impazzendo! Se la musica è solo nella mia testa, come faccio a spegnerla? Non riuscirò mai a completare il mio editing così!"
Sono sicura che è trascorsa almeno mezz'ora, durante la quale non ho fatto altro che fissare lo schermo spento e ascoltare...
Forse sarei rimasta in quello stato catatonico fino al calare della sera se non avessi sentito una mano poggiarsi sulla mia spalla sinistra; e un attimo dopo, una presenza alla mia destra.
Mi sono voltata e... lui era di fianco a me! Antonin Dvorak era in piedi al mio fianco e con gli occhi chiusi agitava l'indice della mano destra: udiva la stessa melodia che stavo udendo io, ne ero sicura.
In quel momento ho avuto l'assoluta certezza di non essere morta, e di non essere stata io a fare visita a lui: il mio cuore batteva fuori controllo come impazzito!
Sono ritornata a fissare lo schermo. Non volevo voltarmi per guardare chi o cosa era alla mia destra, mi sono limitata a buttare uno sguardo di sottecchi...
Ce n'era un altro!
"E chi è questo!" ho pensato, immediatamente, mentre mi trasformavo in una statua di sale per la paura. Era anch'egli un uomo, gli abiti che indossava erano simili a quelli di Antonin Dvorak, aveva il volto rubicondo (per essere un fantasma era abbastanza colorito), un paio di occhiali piccoli e tondi e una lunga barba, che definirei gandalfiana.
Mi sono voltata.
Era di fianco a me, ma a differenza di Dvorak dava le spalle al computer. Agitava il braccio destro e una bacchetta.
Mi sono alzata, mi sono voltata per guardare alle mie spalle e...
C'era un'intera orchestra a suonare dietro di me!
Prima non c'erano, ne sono sicura!
Mi sono sentita come Gulliver davanti ai Lillipuziani. Sì, perché loro erano molto più piccoli di me! Agitavano i loro piccoli strumenti mentre l'uomo al mio fianco li guidava nell'esecuzione della composizione che, ormai ne ero certa, era di Antonin Dvorak.
"New World" sussurrai. "Sinfonia numero nove, in E minore, opera 95."
Mi sono voltata a guardare con occhi sgranati Dvorak.
Mi stava facendo l'occhiolino.

Cosa avreste fatto voi al mio posto?
Come si esce da un sogno lucido?
Come si scampa a un'allucinazione? 
Non potevano essere reali!
Ma, se lo erano, sapete come si fa ad allontanare i fantasmi?
Credo che la maggior parte di noi sarebbe fuggito.  
Se non si fosse trattato di Dvorak, probabilmente l'avrei fatto. Ma come potevo fuggire da quella melodia?
Erano lì per me, suonavano per me, non potevo andare via. 
Mi sono fatta forza. Ho bevuto un sorso d'acqua dal bicchiere che tenevo poggiato sulla scrivania, ho preso un profondo respiro e mi sono seduta di nuovo.
Ho acceso il computer, ho aperto il file Word de "La Luce di Estar" e ho ripreso con il mio editing.
Ho impiegato due ore a perfezionarlo, mentre la Sinfonia numero 9 continuava a ripetersi ciclicamente, ricominciando ogni volta dall'inizio.