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25 dic 2016

Nuovo anno. Nuovi progetti

Sono trascorsi quasi due anni da quando è iniziata questa avventura. Sotto un nome inventato, che potesse comunque ricordare quello mio vero, ho auto pubblicato una trilogia che avevo immaginato, scritto, modificato e infine riscritto.
Come mi sento ora che ho finito?
Appagata, orgogliosa di me stessa ma anche un po' triste e delusa.

Non è stato facile. 
Ora so che non basta avere una bella idea, non basta conoscere le regole della grammatica e della sintassi, non basta avere un lessico forbito per scrivere un libro. Ben comprendo anche perché per realizzare un prodotto di una certa qualità ci sia bisogno di una casa editrice. Uno scrittore non può fare tutto da solo, ha bisogno di un team di lavoro, di correttori di bozze ed editor, di chi si occupa della copertina e del marketing. Auto pubblicarsi senza avere la disponibilità economica per pagare queste figure è da folli, ma che alternativa ha chi ha deciso di muovere i primi passi nel mondo della scrittura in Italia? Attendere mesi, talvolta anni, la risposta delle case editrici? Molte di esse non rispondono nemmeno con un Non ci interessa. Risponde subito solo chi ti chiede denaro per pubblicare e chi si spaccia per casa editrice senza esserlo davvero.

Ma non ci sono solo finte case editrice, ci sono tanti editor non qualificati e pseudo blogger che non sanno mettere una parola dietro l'altra senza farti accapponare la pelle e che giudicano tutti atteggiandosi a recensori del Times. Tutti famelici come pescecani; pronti a spolparti fino all'osso, sfruttando l'amore e la passione che hai per la scrittura per intascare denaro. Non pagherò mai nessuno, non solo perché non ne ho la possibilità, ma perché ritengo denigrante e improduttivo per me stessa ottenere recensioni positive in cambio di denaro e perché cerco professionalità e serietà per i miei libri. Sono caduta in alcune trappole, ma ho imparato ad evitarle.
Ho continuato però ad avere fiducia nelle persone, ho continuato  a cercare solidarietà e aiuto in altri esordienti come me, e ho scoperto che sono anche peggio dei pescecani su citati.
In questi anni ho fatto parte di diversi gruppi, soprattutto su facebook, come sempre alla strenua ricerca di qualcuno che condividesse con me consigli e suggerimenti sul mondo della scrittura.
Che cosa ho trovato? Cannibali.
Autori che quotidianamente riportavano gli estratti di libri di altri denigrandoli. Ho letto parole offensive e ingiuriose verso chi osava non rilasciare una recensione pluristellata ai loro libri. 
Non sono Alice nel Paese delle Meraviglie, immaginavo ci fosse della competitività. Ciò che non mi aspettavo era la cattiveria, l'essere disposti a tutto per trovarsi un po' più su in classifica. Non mi aspettavo i colpi bassi, le alleanze volte a screditare chi non si adegua agli scambi di favori; le promesse di chi non mantiene le proprie.
Ho smesso di interagire con queste persone, ma sono rimasta nei gruppi nella speranza di poter comunque rimanere aggiornata sul mondo del self-publishing. Sono stata tentata di dire la mia, ma poi ho sempre cancellato i miei messaggi per paura di ripercussioni. Era come avere a che fare con la mafia, ed è stato quando ho capito davvero chi e cosa avevo di fronte che ho lasciato tutti i gruppi, delusa ancora una volta dall'essere umano e dalla sua infinita cattiveria.

Tornando ai miei libri...
"Il dono dell'Imperatore" è nato di pancia. Questa storia non è stata studiata e organizzata, ma è nata di getto e così si è evoluta, seguendo il mio istinto e affidandogli la mia ragione. Non avere una visione generale e completa della storia, ma solo abbozzata nella mia mente, non mi ha agevolata, anzi... ammetto di aver vissuto momenti di grande difficoltà, soprattutto in fase di editing. Si tratta di un'opera di oltre 1600 pagine, che mi sono completamente caricata sulle spalle, senza avere l'esperienza e la preparazione necessarie per poter rendere questi libri perfetti.
La correzione de "La luce di Estar" è stata massacrante. 
In questi anni ho accumulato esperienza, ma questo non ha fatto di me una editor professionista, mi è mancato il know-how necessario per scrivere un romanzo di così tante pagine e dalla trama così complessa. Quest'imperfezione mi ha logorato, strappandomi ore di sonno e spingendomi a rileggere in ogni occasione, alla ricerca di una perfezione che sapevo comunque di non poter raggiungere. Gli errori, piccoli o grandi che fossero, non li notavo più. Non leggevo le parole ma le fotografavo; conoscevo ogni riga a memoria. Sono stata vicina alla follia, perché c'è solo la pazzia davanti a chi è preciso e sa di non poter raggiungere la perfezione che tanto desidera.